Le vittime dei bulli hanno vita difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola
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bullying hurts
"Le vittime dei bulli hanno vita difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola.Nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza e autostima, rimproverandosi di "attirare" le prepotenze dei loro compagni.Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento.Alcuni ragazzi possono presentare sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d'ansia.Altri si sottrarranno al ruolo di vittima designata dei bulli marinando la scuola.Altri ancora potranno persino sviluppare il timore di lasciare la sicurezza della propria casa.Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso. "...Confermo...INFANZIA, PRIMO PATRIMONIO DELL'UMANITA' / Dossier![]()
TAVOLA ROTONDAUrbino, 15 maggio 2003BULLISMO, SCUOLA E SOCIETA': PROBLEMI E PROSPETTIVE D’INTERVENTO
Il termine "bullying", di cui l'italiano "bullismo" è la traduzione letterale, è quello comunemente usato nella letteratura internazionale. È una forma di oppressione, in cui la giovane vittima sperimenta, per opera di un coetaneo prevaricatore, una condizione di profonda sofferenza, di grave svalutazione della propria identità, di crudele emarginazione dal gruppo. Dan Olweus definisce il bullismo: "uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o di più compagni." (Olweus, 1986 1991). Un comportamento da "bullo" è un tipo di azione (individuale o collettiva) che mira deliberatamente a ferire; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile per coloro che ne sono vittime difendersi. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c'è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare. Il bullismo assume forme differenti:
- fisiche: colpire con pugni o calci, appropriarsi di, o rovinare, gli effetti personali di qualcuno;
- verbali: deridere, insultare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni razziste;
- indirette: diffondere pettegolezzi fastidiosi, escludere qualcuno da gruppi di aggregazione.
Le vittime dei bulli hanno vita difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola. Nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza e autostima, rimproverandosi di "attirare" le prepotenze dei loro compagni. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Alcuni ragazzi possono presentare sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d'ansia. Altri si sottrarranno al ruolo di vittima designata dei bulli marinando la scuola. Altri ancora potranno persino sviluppare il timore di lasciare la sicurezza della propria casa. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.
Il fenomeno del bullismo, quindi, può essere definito "un'azione che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare; spesso è persistente ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittima" (Sharp e Smith, 1995).
BULLI E VITTIME
Fare il bullo significa dominare i più deboli con atteggiamenti aggressivi e prepotenti, sottoporre a continue angherie e soprusi i compagni di classe o di giochi fisicamente e caratterialmente più indifesi. Nella scuola, tale fenomeno trova sicuramente terreno fertile ed è fondamentale che la scuola coinvolga attivamente tutti i ragazzi nel trattare questo argomento e li incoraggi a prestare maggiore attenzione al comportamento singolo di ogni compagno e ad intervenire quando assistono a soprusi ai danni di altri alunni. La manifestazione degli atti di bullismo è più facile trovarla nella scuola, luogo in cui i bulli agiscono con maggiore frequenza, soprattutto durante l'intervallo e nell'orario di mensa, e nel tragitto casa scuola (a questo proposito il dott. Andreani ha condotto un’indagine per episodi verificatisi sugli autobus scolastici della linea Pesaro- Urbino- settembre 2001/marzo 2002). L'unico contrassegno esteriore che differenzia i bulli dalle vittime è la forza fisica: quest’ultime sono solitamente più deboli della media dei ragazzi, anche i tratti estetici giocano un ruolo di gran lunga minore nell'origine del bullismo anche se non si esclude che alcuni di essi possano essere stati determinati in casi particolari.
I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano, a volte, di trarre vantaggio anche utilizzando l'inganno, hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l'utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l'aumentare dell'età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. All'interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l'ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.
Le vittime sono solitamente più ansiose ed insicure, spesso caute, sensibili e calme. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un'opinione negativa di sé e della propria situazione. Una conseguenza del bullismo riguarda il rendimento scolastico che è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l'insicurezza, l'incapacità, l'impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti. Esiste, tuttavia, un altro gruppo di vittime: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Nell'età adulta risultano a rischio di criminalità molto al di sotto della media.
A SCUOLA COSA FARE?
Tratto dall’intervento del prof. Federico De Cillis
La scuola è un sistema educativo all’interno di una società, perciò deve educare alla vita. È un filtro di eventi esclusivamente esterni e non deve nascondere gli eventi negativi che all’interno di essa si verificano poiché a livello educativo non è funzionale, gli eventi spiacevoli vanno esaminati, analizzati e affrontati contestualizzando e sensibilizzando il tutto.
1. Non sottovalutare nessun fenomeno che arrechi un qualche danno, perché ogni atto può sfociare in delinquenza. Esistono gli episodi che non fanno presupporre l’esistenza di un reato che vengono classificati come “bravate” cui non si pone molta attenzione e che possono sfociare in forme di bullismo. La scuola, come istituzione, gli insegnanti insigniti del ruolo di pubblico ufficiale hanno l’obbligo di segnalare ogni fenomeno “anormale”, nel senso di fuori norma, poi potrà intervenire la Procura della Repubblica per indagare sui fatti accaduti.
2. “Danno educativo” la denuncia può scaturire qualora la conseguenza di un evento porti ad un danno a carico della persona che ne è vittima. Da 5 anni in un Istituto Tecnico Industriale di Urbino si cerca di trasmettere ai ragazzi dei valori di giustizia, valori civili e costituzionali; “se accade che un ragazzo entri in classe e dica agli altri: Siete una massa di c……oni, perché state a scuola a sgobbare quando io ho trovato il modo di fare soldi facilmente e agita un mazzetto di banconote, viene minato ogni buon proposito della scuola di tramandare valori positivi.
Il bullo si afferma con valori negativi e a scuola sono essenzialmente due: la preponderanza fisica e il guadagno facile; sono messaggi educativamente distruttivi.
3. Affermare valori, prevenire, reprimere i ragazzi di oggi non sono abituati a rispettare delle regole precise, sembra che tutto sia “scavalcabile”, ciò accade perché non si danno loro informazioni sufficienti ed adeguate, se si insegnassero i valori civili e costituzionali di base si potrebbe fare opera di prevenzione già dai banchi di scuola. Far comprendere agli alunni che le Istituzioni sono la garanzia dei diritti dell’individuo, così nella scuola devono essere garantiti il diritto allo studio, alla salute, alla dignità personale; qualora ciò non accadesse attraverso una buona prevenzione, si può ricorrere alla repressione di comportamenti che possono pregiudicare questi principi attraverso la denuncia formale alle Autorità (ciò, ad es. nei casi di bullismo o presunto tale).
GENITORI: COSA FANNO?
Spesso i genitori sono all’oscuro degli episodi di bullismo di cui i figli sono vittime o carnefici; alcuni sottovalutano la gravità dei comportamenti pensando che si tratti di ragazzate, altri si rendono vittime loro stessi delle vessazioni cui sono costretti i figli. L’esperienza del dott. Andreani durante l’indagine svolta riguardo ai fatti accaduti sugli autobus (c.f.r. § pag. 2) ha portato alle conclusioni sopra indicate. Durante i questionari compilati dai ragazzi coinvolti negli accadimenti è emerso che alcuni genitori di vittime sottovalutassero la situazione in cui si trovavano i figli, un es. è il seguente: un genitore, cui il figlio,vittima di estorsione giornaliera di denaro da parte un ragazzo più grande, ha chiesto il denaro da dare al suo “strozzino”, ha risposto così: “Va beh, io soldi te li do così stai tranquillo, tanto quando tu farai la terza potrai recuperare questi soldi… perché, si sa, va così!”.
Altre esperienze vissute dalla dott.ssa Picardi, invece, mettono in allarme perché i genitori di ragazzi artefici di atti di bullismo negano che i figli possano aver avuto siffatti comportamenti. Un esempio è quello di una violenza di gruppo ai danni di una ragazza da parte degli amici di comitiva (non sfociata in violenza carnale per una pronta fuga della vittima); i “bulli- aggressori” erano tutti minorenni e per loro era stata chiesta dal Procuratore una custodia cautelare negata dal GIP perché il fatto non appariva tanto grave, il Procuratore non si è fermato a questa decisione ed è andato avanti con il procedimento tanto da incontrare le mamme di questi minori che hanno “aggredito” verbalmente e, in parte, fisicamente il magistrato negando che fosse accaduto quanto denunciato a carico dei figli. Ai ragazzi è stata proposta una “Messa alla Prova” (art.28 del Codice Procedura Penale Minorile) andata a buon fine e che ha reso “più maturi” e consapevoli dell’accaduto i bulli, mentre le madri dei ragazzi sono rimaste ferme sulle loro posizioni, continuando a negare la colpevolezza dei loro ragazzi.
Ovviamente, ci sono anche genitori che, messi al corrente dai figli, intervengono attraverso denunce più o meno formali o attraverso mediazioni personali tra i bulli e le vittime (soprattutto da parte dei genitori delle vittime).
Un esempio portato dal dott. Andreani è quello di un genitore che è andato personalmente a parlare con il bullo del figlio ed ha sortito un effetto positivo in quanto da quel momento il figlio non è più stato vittima.
Un’altra esperienza della dott.ssa Picardi è stata quella di un padre che ha denunciato, al preside della scuola della figlia, un ragazzo che da tempo la minacciava con un coltello; questo genitore non voleva esporre una denuncia penale ma chiedeva maggiore attenzione e un intervento interno alla scuola affinché non si perpetrasse il fatto. In questo caso la scuola è stata superficiale poiché la ragazza stessa aveva denunciato, prima dell’intervento paterno, il fatto ad insegnanti e vicepreside ma le era stato detto di tacere e di non esagerare una situazione tra ragazzi; questo esempio indica la grave mancanza da parte della scuola di un pronto intervento, tale incapacità ha portato la ragazza a cambiare scuola per una situazione diventata insostenibile. In questo ultimo esempio si può osservare come, nonostante l’intervento puntuale dei genitori, la scuola abbia permesso che il bullismo avesse la meglio su una situazione in cui venivano lesi i diritti di una studentessa.
COME INTERVENIRE
Risposte ai quesiti emersi nella discussione finale della Tavola Rotonda
Alcuni elementi sono fondamentali per il successo di un’iniziativa contro la prepotenza e l’aggressività nelle scuole:
- un impegno chiaro e deciso della dirigenza della scuola a sviluppare e ad attuare un approccio antibullismo;
- livello attentivo alto all’interno dell’Istituzione scolastica e rispetto dell’ “obbligo di denuncia” da parte del personale docente come pubblico ufficiale
- un nucleo compatto di persone interessate a coordinare l’intervento e ad agevolare la comunicazione all’interno della comunità scolastica attraverso aggiornamenti per insegnanti e informazione per gli alunni;
- volontà di coinvolgere i genitori;
- buona sinergia tra forze dell’ordine (polizia, carabinieri), corpo docente e Procura della Repubblica
- tempo ed energie per continuare gli sforzi per un lungo periodo di tempo.
Principi fondamentali di un intervento:
1) La salvaguardia del diritto fondamentale di ogni minore di sentirsi al sicuro e di non essere oppresso e umiliato. Nessuno studente dovrebbe temere di andare a scuola per paura di essere molestato o disprezzato, e nessun genitore dovrebbe temere che ciò possa accadere al proprio figlio ( “garanzia da parte delle Istituzioni del diritto alla salute a alla dignità personale”- prof. De Cillis).
2) Chi si esprime con tanta violenza sente un alto livello di sofferenza tanto da non trovare altro modo per esprimerlo, per cui ha bisogno di essere assistito e non etichettato. Di fatto i bulli, se non vengono aiutati a modificare i loro comportamenti aggressivi, possono continuare ad usare modalità aggressive nelle loro relazioni interpersonali. Questi ragazzi, da adulti, corrono il rischio di sviluppare comportamenti antisociali e altri comportamenti problematici, come l’abuso di sostanze, come alcool e droghe. Gli studi sottolineano che una considerevole percentuale degli ex bulli entro il 24° anno di età sono stati condannati in tribunale per almeno tre crimini.
3) Per quanto riguarda le vittime dei bulli, esse possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola, sviluppare diverse somatizzazioni (mal di testa, mal di pancia, incubi, attacchi d’ansia…) e nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza, autostima, rimproverandosi di attirare le prepotenze dei propri compagni (esempi presentati dal dott. Andreani). Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. In certi casi, subire comportamenti prepotenti può mettere il ragazzo in serio pericolo di vita, portando lesioni gravi o perfino al suicidio. Gli alunni che nel corso degli anni sono stati spesso vittime di prepotenze hanno più probabilità, da adulti, di soffrire di episodi depressivi.
Ruolo e coinvolgimento dei genitori
Per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l'esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Ciò diviene particolarmente importante se si considera che le competenze sociali acquisite diventano tratti fissi del carattere, "mattoni della struttura della personalità" (Couvelier, 1998), che si sviluppa in comportamenti adeguati o disadattati.
Il compito degli insegnanti è quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati.
Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.
Dall'osservazione e dalla formazione nelle competenze sociali gli stessi insegnanti possono imparare a scoprire le proprie modalità relazionali, anche inaspettate. Questo può migliorare la qualità dei rapporti con le persone che li circondano, superiori, colleghi, partner e figli, aumentando la propria soddisfazione personale e professionale.
ARGOMENTI DI DISCUSSIONE
· Quale importanza ha la scuola nello sviluppo del fenomeno e quali strumenti ha per prevenire e arginare lo stesso
· Qual è il ruolo dei genitori nell’espressione dei comportamenti “bulli” dei figli e come reagiscono i genitori delle vittime per tutelare i figli
· Qual è la reazione della società di fronte ad atti di bullismo
· Come devono essere aiutati bulli e vittime
· Il bullismo tra i giovani sembra essere il precursore del mobbing adulto. Quali sono i punti in comune e quanto l’essere bullo o vittima durante l’adolescenza può proiettare ad un futuro da responsabile o vittima di mobbing
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Il bullismo è dilagante nelle scuole
http://www.larena.it/ultima/oggi/cultura/D.htm
STRALCIO
" Alla dottoressa Buccoliero chiedo di spiegarmi cosa s'intenda di preciso col termine bullismo.
"S'intende una relazione fondata sull'abuso di potere che s'instaura e si protrae nel tempo tra persone più forti, psicologicamente o fisicamente, e altre più deboli. Simili relazioni nascono nel contesto del gruppo e si estrinsecano con ripetute prese in giro, esclusioni, minacce, estorsioni di denaro o cose, umiliazioni, scherzi pesanti, danneggiamento di abiti o di materiale scolastico, fino alle aggressioni fisiche."
- Come si diventa bulli ?
"Sono molte le strade che conducono al bullismo. C'è chi va alla ricerca affannosa di regole, o magari di un successo sociale facilmente raggiungibile, chi riproduce nel gruppo qualcosa che ha vissuto personalmente, magari come vittima, chi si comporta da prepotente perché non sa entrare in contatto con le emozioni proprie e altrui, e perciò ferisce senza rendersene conto fino in fondo. E poi c'è l'influenza dei terzi, di chi, adulto o ragazzo, incita il bullo alle sue ribalderie sghignazzando, schierandosi dalla sua parte… Il bullo, in effetti, da solo non esiste."
- Quali sono, di solito, le sue vittime ?
"Nella maggior parte dei casi il bullo è dotato di uno sguardo molto acuto, che gli permette di scegliere come vittima i compagni più indifesi, che nel contesto adolescenziale sono in genere quelli che appaiono in qualche modo diversi dalla maggioranza : gli studiosi dove tutti marinano la scuola, gli stranieri dove è ritenuto un valore essere italiani, i gracili dove bisogna essere forti e i grassi dove è una legge essere magri."
- Qual è, invece, il comportamento tipico delle vittime ?
"Nella maggior parte dei casi si tace, specialmente con gli adulti. Le prepotenze vengono vissute con un senso di vergogna da chi le subisce, soprattutto dai maschi, che sono condizionati da una concezione deformata della virilità secondo cui da loro ci si aspettano forza, decisione, impermeabilità alle emozioni."
- In Italia questo fenomeno è più accentuato nel Nord o nel Meridione ?
"Le ricerche condotte finora in diverse regioni italiane non hanno individuato differenze significative tra le aree geografiche della Penisola, né tra i ceti sociali. C'è dappertutto una costante : il terreno nel quale il bullismo prospera, ovvero la scuola, il luogo in cui i ragazzi si ritrovano in gruppi casualmente assortiti, senza la possibilità di scegliersi i propri compagni."
- Qual è la fascia d'età più esposta a questo contagio ?
"Le prepotenze iniziano molto presto, sin dalle scuole elementari o ancora prima, e durano fino agli anni delle medie inferiori e superiori. In genere il picco maggiore si ha nelle elementari, mentre tendono a diradarsi via via che i ragazzi crescono. Ma mentre alle elementari le prepotenze si manifestano quasi sempre con lo scontro fisico tra i bambini e perciò è più facile mettervi riparo, alle superiori i ruoli tendono a sclerotizzarsi, con ragazzi predestinati a diventare vittime e altri che invece impostano ogni loro relazione sulla prepotenza."
- E' possibile tracciare un identikit ideale del bullo ?
"No, non esiste. Il bullo è colui che usa la forza per imporsi, acquisire vantaggi e attenzione. Il bullo è un ruolo sociale, non una persona. Può essere un ragazzo o una ragazza e, al cambiare del contesto, può a sua volta trasformarsi da carnefice a vittima."
- Ha qualche episodio particolarmente significativo da raccontarci ?
"Ce ne sarebbero moltissimi. Dal ragazzo sistematicamente escluso dal gruppo, che non è mai invitato alle feste e che viene isolato da tutti, a quello che subisce uno stillicidio di piccole umiliazioni,come l'estorsione quotidiana della merenda o dei compiti, il 'pizzo' per entrare in bagno, il nomignolo ripetuto fino all'ossessione."
- Esiste anche un vocabolario di termini usati dai bulli ?
"Esiste ma è molto variabile, in quanto cambia nei vari contesti geografici e sociali. In Emilia Romagna, ad esempio, per quanto riguarda le categorie delle vittime, si indicano come 'lecchini' gli studenti accusati di farsi proteggere dagli insegnanti o di volerseli ingraziare, e 'infami' i ragazzi che rompono l'omertà e chiedono aiuto per sé o per altri. Un gergo, insomma, più carcerario che scolastico."
- Cosa fa o potrebbe fare la scuola per arginare questa piaga ?
"Ci sono scuole e insegnanti molto attivi in termini di ricerca, analisi e formazione ; mentre ci sono altre realtà dove ci si rifiuta di guardare in faccia la realtà. Il tutto è affidato alla sensibilità dei dirigenti scolastici, perché l'Italia è uno dei pochi Paesi europei sprovvisto di una legge che metta in rilievo la responsabilità della scuola nella prevenzione e nel contrasto del bullismo."
- E le famiglie che posto occupano in tutto ciò ?
"Le famiglie possono essere fondamentali nella lotta contro il bullismo, ma spesso la scuola incontra molte difficoltà nell'instaurare una collaborazione con loro, anche perché non tutte sono in grado di affrontare il problema. Per alcuni genitori è meglio, per così dire, un figlio bullo piuttosto che vittima, meglio furbo che onesto."
- A chi è affidato, allora, il compito di vigilare ?
"Agli insegnanti, che devono evitare di fare finta di niente e invece essere pronti a cogliere i segnali che arrivano dai ragazzi, accettando di mettersi in relazione con loro e riconoscendo le proprie responsabilità educative, inerenti al semplice fatto che sono degli adulti messi accanto a dei ragazzi che stanno crescendo." "
Elena Buccoliero
sociologa, autrice del libro 'Bullismo e bullismi'
http://www.radio.rai.it/radio1/laradioneparla/view.cfm?NOTIZIA=135882&DATATEMA=2005-06-08
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Elena BUCCOLIERO
Laboratorio
http://www.iaie.org/website/download/abstracts/BUCCOLIERO_elena.doc.
Bullismo, Differenze, indifferenze, intercultura
Identificato spesso con le forme più estreme di violenza tra gruppi di minori, il bullismo consiste piuttosto nel cristallizzarsi di una relazione basata sull'abuso di potere, in un contesto di gruppo in cui una "differenza" viene connotata in senso negativo. In questo senso può essere vittima chi studia o chi non lo fa, chi parla troppo o chi sta sempre zitto.
La designazione della vittima dipende dalla legge intorno alla quale il gruppo, o spesso la classe, ordina le proprie gerarchie interne. In questo senso il bullismo può essere, per alcuni aspetti, funzionale al contesto in cui si manifesta e nel quale tutti hanno un ruolo - inclusi gli spettatori
silenziosi che assistono generalmente con indifferenza, siano essi ragazzi o adulti.
La presenza crescente di ragazzi stranieri all'interno delle scuole Italiane introduce nelle classi - nei corridoi, nei percorsi casa-scuola in cui spesso l'aggressività trova sbocco - differenze evidenti e complesse, certamente connotate. Accade così che ragazzi maghrebini o albanesi, croati o cinesi si trovino sempre più spesso nei panni del prepotente o della vittima, a seconda del significato che l'insieme attribuisce alla loro presenza. Molti i fattori che fanno la differenza: la similarità delle culture, la competenza linguistica, l'interpretazione dell'identità di genere, ma anche l'equilibrio tra componenti di maggioranza e minoranza o, molto semplicemente, gli odori.
IPOTESI 1
.il video Togliamoci la maschera permette di ascoltare la voce dei Diretti interessati quando parlano di che cos'è il bullismo e raccolgono informazioni sull'identità del bullo e della vittima, degli astanti e degli insegnanti, fino a delineare possibili soluzioni. Su questi argomenti si svilupperà il confronto tra i partecipanti, alla ricerca di domande legittime che aiutino ad illuminare un fenomeno certamente complesso, in preoccupante espansione, eppure in qualche modo "connaturato" alla vita dei gruppi.
IPOTESI 2
.verranno proposte alcune storie di bullismo nelle quali ragazzi italiani e stranieri si fronteggiano ricercando un loro posto all'interno del gruppo. Sulle trame si lavorerà, per mettere a fuoco le dinamiche in atto in queste situazioni e per ricercare strategie educative che puntino a interrompere i circoli viziosi per tratteggiare storie nuove.
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BULLISMO, BULLISMI . Le prepotnze in adolescenza , dall’analisi dei casi agli strumenti d’intervento. Editrice FracoAngeli (2005)
Di Elenea Buccoliero e Marco Maggi
Prefazione. Bullismo: perché e come spezzare la catena, di Alberto Pellai
Introduzione, di Elena Buccoliero e Marco Maggi
A. Antefatto
La storia di Franti, l’infame senza Cuore
1. Che cos’è il bullismo
1. Lo stereotipo del bullo
2. Un ideale immacolato e condiviso
3. Che cos’è un’azione di bullismo
4. Chi c’è in gioco
5. Il comportamento degli adulti
6. Le sanzioni esemplari: la sospensione di Franti
7. Alle spalle di Franti: una famiglia fragile e violenta
8. La malvagità del bullo è incapacità di relazione ed empatia?
9. Quando un compagno affronta il bullo alla pari
10. I genitori possono intervenire?
11. Il bullo è senza redenzione e senza futuro?
B. Bullismo e conflitto: le storie
La storia di Marika: un problema di sistema
La II F che giocava agli indiani
2. Bullismo e conflitto
1. Che cos’è il conflitto
2. Il bullismo può essere analizzato come conflitto?
2.1. Comportamenti, presupposti e contraddizioni come componenti del conflitto e del
bullismo
2.2. Alle radici di un conflitto ci sono fattori culturali e strutturali
3. Il progetto Chance: un esempio di intervento sui fattori culturali e strutturali
4. La nostra scuola produce bullismo?
C. Bullismo e gruppo: le storie
La storia di Alessandro
3. Bullismo e gruppo
1. La classe è un gruppo (o forse no)
1.1. Quale obiettivo ha una classe?
1.2. Esistono regole condivise?
1.3. A chi tocca comandare?
2. Leader formali, informali, prepotenti
3. Il significato delle prepotenze in diversi tipi di classi
4. Quando il bullo è un leader carismatico
5. La vittima come capro espiatorio
5.1. Vittima provocatrice offresi come capro espiatorio professionale
D. Bullismo di inclusione e di esclusione: le storie
La storia di Gianluca: la prova
La storia di Fabio: lo chiamavano Signorina
4. Bullismo di inclusione e di esclusione
1. Bullismo, bullismi
2. Il bullismo di inclusione
2.1. I battesimi
2.2. Il rapporto gruppo-vittima provocatrice
3. Il bullismo di esclusione: finalità espressive e utilitaristiche
4. Perché il gruppo ha bisogno del bullismo?
4.1. Ingroup ed outgroup
4.2. La scommessa dell’integrazione culturale
E. Le conseguenze delle prepotenze: le storie
La storia di Luca: dal bullismo a scuola ai problemi con la giustizia
La storia di Federico: mai più vittima!
5. Le conseguenze delle prepotenze in chi le vive direttamente
1. Il bullo e la vittima: ruoli, non persone
2. Dal ruolo all’identità
3. La carriera morale di chi sta ai margini
3.1. Un prepotente fa carriera?
3.2. Avanzamenti di carriera e possibilità di intervento
3.3. Gli effetti delle prepotenze in coloro che le compiono
4. La carriera delle vittime
4.1. Vittima responsabile e irresponsabile, ovvero la controllabilità dello stigma
5. Giustificare le prepotenze: i meccanismi di disimpegno morale
5.1. Perché gli astanti non prendono posizione
5.2. Condizioni che promuovono l’interessamento degli astanti
6. Interventi di contrasto e meccanismi di assestamento
F. Resistenze e potenzialità di intervento: le storie
Arianna e le altre: lo scopino del bagno
La storia di Raffaele: professione capro espiatorio
6. Resistenze e potenzialità di intervento
1. Costruire contesti educativi significativi, potenziare il ruolo degli adulti
2. Interpretazione del fenomeno e adozione di interventi
3. Verso una politica scolastica integrata
4. Quando intervenire, con quali obiettivi
5. A chi rivolgere gli interventi
6. Le resistenze
7. Le possibilità di intervento, nonostante tutto
8. Una sintesi possibile
Il manuale delle attività
Indicazioni per l’utilizzo del manuale
Prima Area: Fattori protettivi - Conoscenza di sé e autostima
Modulo 1: Cosa faremo insieme
Modulo 2: Mi presento
Modulo 3: Emozioni-sentimenti
Modulo 4: Bisogni
Modulo 5: Piacersi di più
Modulo 6: L’autostima
Seconda Area: Focalizzazione sul problema bullismo
Modulo 7: Cos’è il bullismo
Modulo 8: Il bullismo ci riguarda?
Modulo 9: Chi mi facilita, chi mi ostacola
Modulo 10: Chi attacca
Modulo 11: Chi subisce
Modulo 12: Chi resta a guardare
Terza Area: Intervento sulle prepotenze in atto
Modulo 13: Bullismo verbale
Modulo 14: Bullismo e divisione del potere
Modulo 15: Bullismo e differenza culturale
Modulo 16: Bullismo e omosessualità
Modulo 17: Un caso estremo: la storia di Lorenzo
Modulo 18: Lavorare sui sistemi
Quarta Area: Supporto ai compagni e gestione dei conflitti
Modulo 19: Saper comunicare
Modulo 20: Saper aiutare chi ha un problema
Modulo 21: L’assertività
Modulo 22: Il conflitto
Modulo 23: La negoziazione
Modulo 24: La mediazione
Concludendo: I feedback finali e un video didattico
Strumenti di valutazione
Bibliografia ragionata per argomenti
Informazioni e indirizzi utili
http://www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/bullismo_bullismi.htm---------------------
Bibliografia sul tema del bullismohttp://www.minguzzi.provincia.bologna.it/servizi/biblioteca/bibliobullismo.htm
(redatta in occasione della mostra "Bulli e Bulle: né vittime , né prepotenti" - Anno 2003)(*) Testi e articoli disponibili presso la Biblioteca dell'Istituzione MinguzziIn lingua italianaA.A.V.V. La prevenzione del disagio nell'adolescenza. Marginalità e Società, 24 pp. 756,(1993)A.A.V.V. Gioco e dopogioco, Edizione La Meridiana
Aduasio R., Il bullismo. Piccole violenze per diventare grandi, Cdq, (2000)
Alvarez A., "Chi esercita quale violenza tecniche diverse per diversi tipi di violenza", in Atti del Convegno Le vittime e gli attori della violenza, (1997)
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